martedì 16 luglio 2013

Kazakistan, Alfano: “Non sapevo”. Pd non applaude. Renzi: “Letta riferisca”

16/07/2013

Secondo la relazione della polizia nessun ministro è stato informato e la polizia italiana è stata raggirata dai diplomatici kazaki. Ma i democratici non sono convinti. Il ministro dell'Interno difeso solo dal Pdl. Il sindaco di Firenze chiede chiarimenti al presidente del Consiglio, mentre l'Ue vuole spiegazioni.

Non sapeva niente il ministro degli Interni Angelino Alfano. Non sapeva niente il presidente del Consiglio Enrico Letta. Non sapeva niente alcun ministro del governo. Non sapeva niente la polizia che non credeva che Mukhtar Ablyazov fosse un oppositore al regime kazako. E i diplomatici kazaki sembrano aver avuto gioco facile per “ingannare” la polizia italiana, il Viminale, la Farnesina per rimpatriare in Kazakistan la moglie di Ablyazov, Alma Shalabayeva, e la figlia di 6 anni. E quindi a pagare non è il piano politico, ma il piano operativo: cadono le teste del prefetto Giuseppe Procaccini (capo di gabinetto di Alfano) e del capo segreteria del dipartimento Alessandro Valeri. Il titolare del Viminale riferisce al Senato e poi alla Camera e non solo lo fa in solitudine (significative le assenze al suo fianco di Letta e del ministro degli Esteri Emma Bonino). Ma in gran parte cita solo e testualmente la relazione del capo della polizia Alessandro Pansa perché – è stata la premessa – “sono qui per riferire di una vicenda di cui non ero stato informato”. A questo si aggiungono gli scenari politici. L’Unione Europea ha chiesto chiarimenti per verificare se siano state rispettate le norme in materia di asilo. Alfano inoltre sembra isolato nel governo e ha ricevuto pieno appoggio solo dal suo partito, tanto che alla Camera non prende neanche l’applauso del Pd. Ma c’è di più: dentro allo stesso Partito democratico Matteo Renzi tira per la giacca proprio Letta chiedendo che sia lui ora a riferire in Parlamento perché “la questione in gioco è la credibilità di un Paese come l’Italia sul tema dei diritti umani”. 
Alfano: “Mai presentata la domanda d’asilo”Secondo la relazione letta da Alfano, dunque, “non è mai stata presentata domanda d’asilo da parte di Alma Shalabayeva”. La richiesta, ha ricordato il ministro, è stata avanzata dai legali solo in un secondo tempo: “La donna non ha mostrano neppure nessun permesso di soggiorno”. Nel corso dell’istruttoria, ha riferito Alfano, “non risulta che Alma Shalabayeva o i suoi difensori abbiano mai presentato o annunciato domanda di asilo, pur avendone la possibilità, né è risultato che la cittadina kazaka abbia mostrato o affermato di possedere un permesso di soggiorno rilasciato daPaesi Schengen, cosa che hanno fatto i difensori solo in sede di ricorso contro il provvedimento”. In generale, poi, “le espulsioni non vengono segnalate al ministro” ha spiegato Alfano. Le informazioni al ministro vengono selezionate e classificate dal capo di gabinetto e dal capo della polizia o suoi sostituti. Ad ogni modo, ha spiegato il titolare del Viminale, l’insistenza con la quale i diplomatici del Kazakistan si sono mossi per il rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia imponeva che il ministro fosse informato. 
“L’attenzione di un altro Paese – continua la relazione della polizia – così evidente e tangibile attraverso l’impegno diretto del proprio ambasciatore e l’utilizzo di un volo non di linea per il rimpatrio delle due cittadine kazake avrebbe dovuto rappresentare elemento di attenzione tale da far valutare l’opportunità di portare l’evento a conoscenza del Ministro”. E comunque anche in questa fase “non era pervenuta alcuna informazione che segnalasse rapporti di parentela della donna con un dissidente politico kazako. Poi entrano in gioco i diplomatici kazaki che – secondo la relazione di Pansa letta da Alfano – convincono i funzionari della questura che, anziché i voli Roma-Mosca e poi Mosca-Astana, c’è un volo diretto da Ciampino con a bordo il console dell’ex repubblica sovietica. Quindi madre e figlia potranno essere rimpatriate con quello. E così è stato. “Non emergeva – si legge nella relazione della questura – che il volo fosse stato preso appositamente per il rimpatrio. In aeroporto, la donna e la sua bambina vengono consegnate sotto la scaletta del citato aereo al console kazako e all’altro diplomatico”.
Pagano i funzionari: Procaccini dà le dimissioni, Valeri cacciatoLa conclusione è che a rimetterci, quindi, è innanzitutto il prefetto Giuseppe Procaccini le cui dimissioni sono state accettate da Alfano. Ma anche il capo della segreteria del dipartimentoAlessandro Valeri. “Ho chiesto al capo della polizia – ha detto Alfano – una riorganizzazione complessiva del dipartimento della Ps, a cominciare dalla direzione centrale dell’immigrazione” ha spiegato il ministro degli Interni in Aula. Questo perché “resta grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda, che fin dall’inizio presentava caratteri non ordinari. Dobbiamo lavorare perché non accada mai più”.
Al Senato Alfano si ritrova accanto solo alcuni ministri: Beatrice Lorenzin e Gaetano Quagliariello (Pdl), Giampiero D’Alia e Mario Mauro (Scelta Civica), ma anche i democratici Cécile Kyenge, Dario Franceschini, Massimo Bray. “Sono davvero convinta – dirà poi il ministro della Giustizia ed ex titolare del Viminale Annamaria Cancellieri, anche lei presente – che il ministro Alfano non sapesse nulla. E’ possibile che Alfano non abbia saputo, al ministro non vengono comunicate tutte le espulsioni. La mancanza è stata di non aver capito che non si trattava di una normale espulsione”. Assenti, invece, il presidente del Consiglio Enrico Letta e il ministro degli Esteri Emma Bonino. La stessa titolare della Farnesina nel frattempo ha intanto convocato l’ambasciatore del Kazakistan “per ricevere adeguati chiarimenti”. E lui, Andrian Yelemessov, all’AdnKronos risponde così: “Sono davvero stupito per questa vicenda. Apprendo ora la notizia della convocazione, sono in vacanza fuori Italia. Vedremo quando arriverà la richiesta… La mia posizione è sempre quella e non cambia: Mukhtar Ablyazov è un truffatore, chiedete come ha guadagnato i suoi miliardi”.
M5S: “Coperture politiche da B, sodale del leader del Kazakistan”
Le opposizioni ormai vedono la situazione chiara. Mario Michele Giarrusso (Movimento Cinque Stelle) si rivolge ad Alfano affermando che nel caso Ablyazov ci sono “coperture politiche che vengono dal capo del suo partito (Berlusconi, ndr) che è il sodale del leader del Kazakistan. Leader che non va a fare le vacanze nelle ville dei funzionari di polizia ma in quelle del suo sodale”. “Lei – ha continuato Giarrusso – deve fare un atto di responsabilità che dia uno slancio di dignità al Paese. Il suo ministero ha infangato il Paese. Mi chiedo in quale Paese pensa di vivere. In quale Paese civile una madre ed una bambina possono essere consegnati ad una dittatura. Ne tragga le sue conclusioni”. Di fatti imbarazzanti parla Claudio Fava (Sinistra ecologia e libertà): “Quello che è avvenuto a insaputa delministro Alfano ma non a insaputa del governo Kazako, nei confronti del quale c’è stata una cessione di sovranità imbarazzante”. Più duro Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia): “In questo momento vedo la fotografia della fine di questo governo non è sostanzialmente presente nessuno che non sia del partito del ministro dell’Interno”. ”Se andiamo avanti così – ironizza Gianluca Pini – a momenti la colpa era della bambina. Dalla relazione nessuno ha colpe, io non ci ho capito nulla se non che ci sia stato solo uno scaricabarile”. 
Renzi: “Ora in Parlamento riferisca Letta”
Ma ancora di più pesano i malumori all’interno del Pd. Su tutti quelli del sindaco di Firenze Matteo Renzi. “La vicenda riguarda il presidente del Consiglio dei ministri, che dovrà andare alla Camera, prendere posizione e decidere se le motivazioni di Alfano lo hanno convinto o no. Non partecipo al giochino delle dichiarazioni. Sia il presidente del Consiglio a giudicare le posizioni del suo vicepremier e del ministro degli Esteri”. Per Renzi “il fatto è che c’è un Paese civile che ha consegnato una mamma con una bambina di 6 anni a un Paese che con i diritti presenta, diciamo così, margini di incertezza. Qui la questione in gioco è la credibilità di un Paese come l’Italia sul tema dei diritti umani”. Il sindaco ha ricordato che “a Firenze abbiamo uno spazio nell’ex carcere delle Murate, riservato ai dissidenti politici. Questa città non può pensare che non ci sia un responsabile per questa vicenda”. 
Il Pd non applaude Alfano, ora teme la spaccatura sulla mozione di sfiducia
L’esempio plastico del gelo nella maggioranza è il silenzio del Pd alla fine del discorso di Alfano alla Camera. Nessuno applaude il ministro dai banchi democratici. Daniela Santanchè si arrabbia: “E’ questo il codice comportamentale delle larghe intese?”. Il renziano Ernesto Carbone le risponde: ” ”Qualcuno spieghi alla Santanchè la differenza fra fedeltà e lealtà”. Emanuele Fiano, alla Camera, si è detto “stupito dell’immediata udienza e della compiacenza da parte delle autorità italiane avute dei diplomatici kazaki. Noi non siamo un succursale di nessun paese, e non prendiamo ordini da nessuno”. Da qui l’obiettivo è quello di non arrivare al voto sulla mozione di sfiducia ad Angelino Alfano, già calendarizzata per venerdì al Senato. Il Pd sarebbe al lavoro per una exit strategy che eviti il rischio di una spaccatura tra i democratici e salvi il governo Letta dalla bufera Shalabayeva. E, a quanto si apprende, sarebbe in corso un lavorio perché, prima di venerdì, Alfano rimetta le suedeleghe. E il principale destinatario del pressing dei vertici democratici è Silvio Berlusconi. “Se davvero il Cavaliere non vuole la crisi di governo, se davvero almeno fino alla sentenza della Cassazione di fine luglio vuole che il governo stia in piedi agisca su Alfano perché rimetta le deleghe”, fanno sapere fonti parlamentari democratiche. Una richiesta che, ribattono fonti di governo del Pdl, non potrebbe essere accettata. A meno che non escano nuovi elementi sulla vicenda Shalabayeva che smentiscano la versione fornita oggi da Alfano. E questo, ovviamente, cambierebbe lo scenario. Tuttavia, dal Pd il pressing è forte. L’intervento di oggi del vicepremier a Camera e Senato non ha convinto i parlamentari democratici. Il clima è di fortissimo imbarazzo nel Pd. E il voto sulla mozione di sfiducia potrebbe spaccare i democratici. E se anche Alfano superasse la prova dell’aula, sottolineano fonti dem, il governo Letta ne uscirebbe gravemente indebolito. 

La Camera spende 4 milioni per "depolverare" i libri

16/07/2013
Non bastano i 1500 dipendenti della Camera per mettere a lucido la Biblioteca di Montecitorio la Camera spende un milione di euro all'anno.

Melius abundare quam deficere. La sentenza latina sarà sicuramente contenuta in uno dei numerosi libri impolverati e riposti negli scaffali della biblioteca di Montecitorio.
E, nonostante i deputati abbiano di meglio da fare che dedicarsi alla lettura, c'è chi ha comunque pensato alla custodia, distribuzione e "pulizia" del patrimonio librario della Camera.

Chi? La Camera stessa, presieduta da Laura Boldrini, che in data 23 maggio ha pubblicato e indetto un bando (scaduto il 9 luglio scorso) dal contenuto a tratti surreale.
Rientra nella categoria di "servizi ricreativi, culturali e sportivi", si intitola "servizio di gestione dei depositi librari" e riguarda "il complesso delle attività di gestione dei depositi della Biblioteca della Camera dei deputati, di circolazione e distribuzione delle pubblicazioni, di fotocopiatura, di depolveratura del materiale librario, nonché lo svolgimento di attività ausiliarie”. Non è un refuso, la depolveratura è proprio una delle mansioni previste. Chissà quanti acari infestano le copertine dei volumi e chissà quanto tempo è passato dall'ultima volta che qualche parlamentari si è sognato di sfogliarne qualcuno, di questi volumi. 
Ma al di là delle battute, come segnalato dal Portaborse.com, non bastano i 1551 dipendenti di Montecitorio, così come evidentemente serve ad altro lo specifico servizio Biblioteca già esistente a Montecitorio. Per armarsi di spazzola e pulire i voluminosi tomi ci vuole altro personale. Precisamente 26 unità "per una prestazione effettiva pari a un monte ore di complessive 37548 ore all'anno", si legge sul bando pubblicato sul sito della Camera. Il tutto per un valore complessivo di quattro milioni di euro in 4 anni. Un milione all'anno per lucidare il patrimonio della Biblioteca.

Caso Shalabayeva, si dimette Procaccini. Il legale: "Polizia sapeva chi è Alma"

16/07/2013
Il capo di Gabinetto del ministro dell'Interno Alfano, che riferirà al Senato nel pomeriggio e alla Camera in serata, ha lasciato l'incarico in relazione alla vicenda Ablyazov. Rischia il posto anche il capo della polizia pro tempore Marangoni. Venerdì mozione di sfiducia per Alfano. Maroni: "In casi del genere, ministro coinvolto". Epifani invita a fare chiarezza: "Dimissioni Alfano potrebbero aprire crisi di governo". Renzi: "Letta prenda posizione". E l'Ue chiede informazioni sul caso. Il premier: "Il governo andrà avanti".

ROMA - Giuseppe Procaccini, il capo gabinetto del ministro dell’Interno Angelino Alfano, si è dimesso. La decisione è arrivata ieri sera, dopo le polemiche che hanno investito il ruolo avuto da lui nella gestione del caso Shalabayeva. Procaccini, che avrebbe presentato una lettera al ministro in cui spiega i motivi per cui lascia l'incarico, è dunque il primo a fare un passo indietro in seguito alla vicenda, ma nonostante questo l'ex capo di gabinetto continua a difendere il vicepremier assicurando che il ministro "non sapeva" dell'accaduto. Angelino Alfano alle 18 riferirà sulla vicenda al Senato e alle 20 alla Camera.

Il ruolo di Procaccini. Il prefetto Procaccini, su indicazione di Alfano - secondo quanto è emerso finora - incontrò il 28 maggio scorso al Viminale l'ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere. Al centro della riunione Muktar Ablyazov, dissidente kazako oppositore del regime, già capo di un'importante banca kazaka, accusato di truffa e ricercato dal Kazakistan e anche da Mosca, come risulta dalla sua scheda inserita nel sito dell'Interpol. Muktar Ablyazov - dissero i diplomatici - era a Casal Palocco. Procaccini spiegò ai kazaki che la competenza era della polizia e li inviò al Dipartimento della pubblica sicurezza, da dove la segnalazione dei diplomatici fu girata alla Questura di Roma. Seguirono il blitz nella villa di Casal Palocco e la successiva espulsione, poi revocata, di Alma Shalabayeva.

Epifani: "Se vero, perché Alfano non sapeva?"
. Le dimissioni del capo gabinetto del Viminale Giuseppe Procaccini sono "un fatto non usuale", è stato il commento del lader del Pd, Guglielmo Epifani,ospite di Repubblica.it: "Non ricordo uno con un ruolo così importante dimissionario". Epifani, che ha insistito sulla necessità di fare chiarezza sulla vicenda, ha però sottolineato che bisogna anche capire i motivi per i quali Alfano sarebbe stato tenuto all'oscuro. Poi, però, ha detto che, nel caso risultasse che era al corrente, "va da sé che debba dimettersi".  Eventuali dimissioni di Alfano potrebbero causare una crisi di governo.

Il rapporto di Pansa. Era un passaggio atteso da giorni la consegna, da parte del capo della polizia Alessandro Pansa, di un rapporto sul caso Ablyazov: sull'espulsione in tutta fretta dall'Italia di moglie e figlia del dissidente kazako. La relazione è arrivata in mattinata al Viminale.  Il capo della polizia, Alessandro Pansa, poi verrà audito in commissione diritti umani in Senato, dopo l'informativa del governo. Lo ha annunciato il senatore del Pd, Luigi Manconi. Intanto la Farnesina "valuterà i termini delle iniziative da assumere presso le aurotità kazake", in particolare per capire "come l'ambasciatore abbia potuto accedere agli uffici del Viminale. Sicuramente non si è rivolto a noi", ha detto il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli in Commissione Esteri della Camera.

Renzi: "Ora Letta intervenga su Alfano". 
''Il presidente del Consiglio
Letta sentirà cosa dirà Alfano, valuterà e prenderà una posizione, dirà se le spiegazioni date lo hanno convinto. Sono sicuro che Letta dirà parole chiare'', ha detto Matteo Renzi, sindaco di Firenze. "Immagino andrà in aula egli stesso e dovrà prendere posizione sulla vicenda, dovrà dire se le considerazioni di Alfano lo avranno convinto o no. Io - ha aggiunto - non entro nel 'giochino', dico che sia Letta a giudicare se il suo ministro degli Interni e il suo ministro degli Esteri hanno agito correttamente''.

L'Ue chiede informazioni. L'Unione europea "ha chiesto informazioni alle autorità italiane su quanto avvenuto" nell'espulsione della moglie e della figlia del dissidente. Lo riferiscono fonti europee precisando come le informazioni chieste da Bruxelles servano a "verificare che siano state seguite le norme europee" in materia di asilo.

Cancellieri: "Convinta che il ministro non sapesse". Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri si dice "onestamente, convinta che Alfano non sapesse. Per una normale espulsione non si informa il ministro, altrimenti dovrebbero informarlo centinaia di volte". Ma aggiunge: "La mancanza è stata proprio quella, considerarla una normale espulsione".

Letta fiducioso sulla tenuta del governo: "Non ho alcun dubbio che il governo
andrà avanti e che supererà questi ostacoli" ha cmmentato il premier, Enrico Letta, rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se il governo potesse resistere a eventuali ripercussioni della vicenda Shalabayeva e a un'eventuale condanna di Silvio Berlusconi.

Franceschini: "Relazione letta in Aula da Alfano". ''Su questa vicenda nell'interesse di tutti serve la massima trasparenza per questo il governo ha chiesto che la relazione del capo della polizia fosse resa pubblica dal ministro dell'Interno", ha detto il ministro Dario Franceschini a margine della capigruppo del Senato, annunciando che il governo ha chiesto che la relazione del capo della polizia fosse resa pubblica dal ministro dell'interno direttamente in parlamento: "la relazione del Capo della polizia sarà resa pubblica" attraverso l'informativa che il ministro Alfano renderà al Senato alle 18.

Legale di Shalabayeva: "C'erano elementi per sapere".  "In questa vicenda c'è stata una violazione evidente dei diritti umani e non mi pare neppure del tutto esatto quel che si dice nel decreto di revoca dell'espulsione, cioè che non si sapessero certe cose: chi operava aveva gli elementi per sapere chi fosse Alma Shalabayeva". Lo dichiara l'avvocato Riccardo Olivo, legale della donna espulsa in Kazakistan, che oggi sarà in audizione dalla Commissione diritti umani del Senato. Il legale spiega inoltre che l'audizione, seguito di una precedente convocazione da parte della Commissione, è stata indetta "su richiesta di alcuni componenti della Commissione stessa e in particolare esponenti del Pdl, che nel precedente incontro non hanno potuto fare tutte le domande che ritenevano necessarie e hanno chiesto una nuova convocazione per approfondimenti e ulteriori quesiti".

Chi pagherà. A farne le spese potrebbero essere proprio i vertici del dipartimento di Pubblica sicurezza, del Viminale, forse anche della questura di Roma. La linea del vicepremier, che insiste nel negare ogni responsabilità, è di sacrificare un'intera linea di comando. Oltre a Procaccini, rischiano il segretario del dipartimento di sicurezza, Alessandro Valeri e il capo della polizia pro tempore, Alessandro Marangoni e il capo dell'ufficio immigrazione. Ieri Pansa ha convocato nel suo ufficio i protagonisti di questa storia. Il dossier servirà a chiarire i dettagli tecnici di una storia peraltro già ampiamente conosciuta. Ma i nodi politici restano tutti. E infatti alla politica, cioè al ministro, spetterà decidere chi "sacrificare" tra i dirigenti. 

La reazione dei dirigenti: "Ho fatto il mio lavoro, come ogni giorno. Da sette anni. Per onestà intelletuale ed educazione familiare sono abituato a dire sempre la verità e a non nascondermi dalle mie responsabilità". Sono le parole di Maurizio Improta, dirigente dell'ufficio immigrazione della Questura di Roma dopo l'informativa. Improta si dice sereno: "Rispetto i miei superiori da sempre e specialmente in questo momento. Ho sempre risposto alle norme dei codici e alle leggi -rivendica- non entro in altro tipo di valutazioni, che non mi competono".

La mozione di sfiducia. Il governo aveva previsto di riferire sulla spinosissima vicenda in commissione Esteri, sulla base della relazione di Pansa. Ma il piano viene vanificato dall'arrivo della mozione di sfiducia congiunta di M5s e Sel. Il dibattito sarà dunque sulle dimissioni di Alfano.
La mozione sarà discussa e votata dall'assemblea del Senato venerdì 19
luglio a partire dalle 8,30. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, secondo quanto riferito dalla capogruppo Sel, Lorendana De Petris al termine della riunione. La chiama per il voto iniziera' dalle 12,30. E per il ministro i rischi sono molti. Soprattutto se dovesse passare la richiesta di un voto segreto. Nel Pdl tutti, falchi e colombe, nelle ultime ore si sono ufficialmente schierati a tutela del segretario Pdl. Ma resa da capire cosa accadrà nelle urne. Visti soprattutto i tanti mal di pancia nell'area Pd. Soprattutto nell'area renziana. E i parlamentari socialisti, secondo indiscrezioni, sono orientati a votare la sfiducia ad Alfano sostenendo, quindi, la mozione Sel-M5s. "Sulla vicenda Ablyazov è giusto fare luce. Ma vanno ricordati due fatti fondamentali. Il primo è che sul 'dissidente' kazako pendono una serie di mandati di cattura emessi dall'Interpol. Il secondo è che la magistratura italiana con più atti ha avallato l'operato della nostra polizia. Niente speculazioni politiche, quindi. Chiarimenti sono necessari, ma gli attacchi al ministro Alfano sono assolutamente ingiustificati", è la posizione di Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato (Pdl). "Alfano resterà al suo posto? Penso proprio di sì. Anche perché normalmente le mozioni di sfiducia
individuali hanno un effetto perverso, rafforzano i governi, rafforzano i ministri contro cui sono rivolte e indeboliscono chi le fa, in questo caso Sel di Vendola e i grillini", ha detto Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, intervenendo a "Radio Anch'io", su Radio Uno.

Maroni: "Ministro coinvolto". 
 ''Non faccio valutazioni, dico solo da ex ministro dell'Interno che casi del genere erano gestiti dalla struttura con il coinvolgimento di tutti, anche ovviamente del ministro''. Il segretario della Lega, Roberto Maroni, ha risposto così a chi gli chiedeva se ritenga che il ministro Alfano debba dimettersi per la gestione del caso Ablyazov.

Le congratulazioni kazake. A rendere complessa la situazione di Alfano c'è un ulteriore dettaglio, emerso in queste ore. Il 31 maggio, il giorno dopo l'espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia, l'ambasciata kazaka mandò un fax all'ufficio immigrazione per congratularsi per il successo e la rapidità dell'espulsione. Possibile che anche questo documento sia rimasto sconosciuto al ministro e al suo gabinetto? Ricordiamo che fu proprio Alfano, il 28 maggio al Viminale, a chiedere al suo capo di gabinetto di ricevere l'ambasciatore kazako e il suo primo consigliere per ascoltare le loro richieste. Ma - dice il responsabile del Viminale - lui non seppe più nulla di quella pratica.

Osservatorio diritti dei minori: "Grave violazione".  L'osservatorio sui diritti dei minori interviene sul caso shalabayeva con una nota del vicepresidente, Antonino Napoli, nella quale si evidenzia come "lo Stato italiano abbia dimostrato che le leggi e le convenzioni sui minori sono solo carta scritta".

Fonte: http://www.repubblica.it/