mercoledì 17 luglio 2013

Procura potrebbe ascoltare Shalabayeva Pansa: "Presenza invasiva di kazaki"

17/07/2013
I pm hanno acquisito la relazione del capo della Polizia sull'espulsione della moglie e della figlia del dissidente Ablyazov: possibile rogatoria per sentire la donna. Il ministro della Giustizia: "Incarico a ispettori per accertamenti". Il prefetto al Senato: "Vicenda non gestita correttamente: troppi kazaki negli uffici di polizia"

ROMA - La Procura di Roma si muove sulla vicenda Shalabayeva. Al termine di una riunione svolta nell'ufficio del procuratore capo, Giuseppe Pignatone, i pm della capitale hanno deciso di acquisire la relazione del capo della Polizia, Alessandro Pansa. Il primo di una serie di atti istruttori, tra i quali non è esclusa una rogatoria per ascoltare la moglie del dissidente kazako Ablyazov.

Il dossier di Pansa è stato inserito nel fascicolo già avviato dai pm su alcuni documenti, tra cui il passaporto, in possesso della donna. Nelle carte affidate al pm Eugenio Albamonte, Alma Shalabayeva risulta indagata per i reati previsti dagli articoli 497 bis e 648 del codice penale: possesso di documenti falsi e ricettazione. 

"CANCELLIERI: INCARICO A ISPETTORI" -Ulteriori accertamenti saranno svolti dagli ispettori del ministero della Giustizia. Lo ha comunicato Annamaria Cancellieri alla Camera. "Dal verbale dell'udienza di convalida dell'espulsione" di Alma Shalabayeva, svoltasi davanti al giudice di pace il 31 maggio scorso nel Cie di Ponte Galeria - ha spiegato il ministro -, "non emerge che la Shalabayeva, o il suo rappresentante legale, abbiano formulato istanza di asilo politico, ovvero abbiano rappresentato problematiche di tipo umanitario o politico connesse al rientro nel Paese di nazionalità". 

"La Procura di Roma - ha precisato il ministro - è intervenuta nel procedimento di espulsione esclusivamente con il rilascio del nulla osta", come previsto dal Testo unico sull'immigrazione. "Ciò in quanto - ha aggiunto - non venivano rilevate ragioni processuali ostative derivanti dal procedimento penale aperto nei confronti della Shalabayeva stessa per il possesso di passaporto diplomatico ritenuto falso".

L'AUDIZIONE DI PANSA - Sulla vicenda è intervenuto, dopo la relazione consegnata ieri al ministro Alfano, direttamente anche il capo della Polizia, in un'audizione di fronte alla commissione per i diritti umani del Senato. La vicenda Shalabayeva non è stata gestita correttamente "per la presenza massiccia e prolungata negli uffici di polizia di autorità kazake". E' il passaggio più critico nelle parole di Pansa.  "Ho stigmatizzato questi comportamenti - ha sottolineato il prefetto - sono una disfunzione del sistema, addebitabile a una superficialità nella gestione della vicenda".

Il vulnus essenziale - ha spiegato però il capo della Polizia - "è che in nessun momento nessuno, compresi gli avvocati, ha detto 'guardate che il marito della signora è un perseguitato politicò. Noi purtroppo non lo sapevamo".

ALFANO E BONINO NON SAPEVANO - Confermata la versione dei due ministri dell'Interno e degli Esteri: "A me non risulta - evidenzia Pansa - che prima del giorno primo giugno il ministro Alfano o il ministro Bonino sapessero dell'espulsione della signora". Ministri all'oscuro quindi sul rimpatrio forzato di Alma e Alua. "Ho fatto accertamenti su questo - ha aggiunto Pansa - dal gabinetto del ministro sono state fornite informazioni solo sulla ricerca del latitante, non è stata fornita, per distrazione o per errore, l'informazione dell'espulsione della signora".

Chiarito anche il mancato coinvolgimento dei servizi segreti. "Non c'è una procedura per informare i servizi in questi casi", ha precisato Pansa. 

I DETTAGLI SUL BLITZ -
 Altre spiegazioni sono state fornite sul blitz che ha portato al fermo. "La signora non ci risultava avesse un permesso di soggiorno lettone - chiarisce Pansa -: in sede di ricorso amministrativo il 28 giugno vi è una dichiarazione che lei possiede un permesso di soggiorno con visto Schengen, ma lei questo non lo ha mai dichiarato". "Fatto strano - aggiunge il capo della Polizia - è che quando è stata condotta in questura insieme al cognato, anche lui ritenuto irregolare, e venivano sottoposti al prelievo impronte, il cognato ha detto io ho un permesso di soggiorno. Lo ha preso a casa, portato in questura, e dimostrato che era in regola. A questa scena ha assistito la signora Shalabayeva, che però non ha ritenuto di doverlo dire".

Quanto ai dettagli sull'irruzione a Casal Palocco: "In tutto c'erano 37 o 39 poliziotti - ha spiegato Pansa -. Era stato indicato un soggetto pericoloso, custodito da uomini armati in una villa di ampie dimensioni che offriva numerose via di fuga". "Un dispositivo normale -ha precisato il capo della Polizia - e non esagerato. In questi casi si predispone un intervento ampio, anche per precauzione. Erano lì per catturare un uomo in quel momento ritenuto un latitante pericoloso". "Risulta - ha aggiunto Pansa - che Ablyazov sia stato nella villetta di Casal Palocco fino al 25 maggio".

"LA MADRE HA VOLUTO ALUA CON SE'" - 
Chiarita anche la dinamica relativa alla piccola Alua, che non è stata espulsa - ha sottolineato Pansa -, perché "la legge italiana lo vieta", ma è stata la madre a volerla con sè. "A Ciampino la signora nonostante gli fosse stato chiesto di lasciare la figlia alla sorella - ha aggiunto il prefetto -, o a qualcun altro di sua fiducia, ha voluto che le fosse consegnata".

Una critica anche ai legali della donna: "grave"  - dice Pansa -"che gli avvocati della famiglia Ablyazov sostengano che i legali non abbiano avuto accesso agli atti che hanno riguardato l'espulsione di Alma Shalabayeva. "A loro è stato fornito verbale di accesso agli atti". 

PROCACCINI: "NON CONTRADDICO ALFANO" - Torna a farsi sentire anche Giuseppe Procaccini, dopo le dimissioni da capo di gabinetto del ministero dell'Intero. "'Leggo su alcuni giornali, ai quali ho rilasciato interviste, una ricostruzione sostanzialmente corretta delle mie parole - ha sottolineato Procaccini -, laddove racconto i fatti. Mi spiace che alcune ricostruzioni tendano a mettermi in contraddizione con quanto sempre detto dal ministro Alfano, con il quale non c'è alcuna differenza di visione, in quanto mi riconosco nella veritiera ricostruzione dallo stesso resa in tutte le sedi; ricostruzione, peraltro, coincidente con la mia".

Fonte: repubblica.it

Ablyazov: Letta assolve Alfano, Pd spaccato Ira Renzi: "Contro di me strumentalizzazioni"

17/07/2013
Cresce l'insofferenza dei renziani: "Il ministro ha mentito al Parlamento, si voti la sfiducia". Fibrillazione nel gruppo, si prende tempo per decidere la linea sulla mozione di venerdì al Senato. Intanto la Lega annuncia che non voterà contro il vicepremier. Renzi: "Io contro Letta? Il Pd strumentalizza vicenda triste, pensano solo alle poltrone"

ROMA - Sul caso Shalabayeva non si misura soltanto la tenuta del governo Letta, ma anche gli equilibri interni al Pd. L'appuntamento è per venerdì al Senato quando si vota la mozione di sfiducia M5S-Sel al ministro dell'Interno, Angelino Alfano. In difesa del titolare del Viminale è intervenuto oggi, da Londra, il presidente del Consiglio, Enrico Letta: "Non vedo nubi, lui è estraneo". Parole che arrivano dopo il fuoco di fila dei senatori renziani per le dimissioni del ministro dell'Interno. Richiesta condivisa, a dire il vero, da altri esponenti autorevoli dei democratici: Gianni Cuperlo eAnna Finocchiaro in testa. In serata è il sindaco di Firenze a dire la sua nella sua e-news: "Pugnalare Letta? Gli statisti del Pd fanno ridere. Non voglio far saltare il governo. E poi c'è poca voglia di voto in giro". Prova a sedare le turbolenze Guglielmo Epifani in una riunione di segreteria complicata, nella quale si prova a blindare l'esecutivo: "Sarebbe impensabile che il nostro Paese non avesse un Governo", dice il responsabile organizzazione Davide Zoggia. Nessun tentennamento sul versante Pdl. Nel vertice a Palazzo Grazioli un passo indietro di Alfano non è un'ipotesi in discussione.

RENZI ALL'ATTACCO - Le parole più forti sono comunque quelle del sindaco di Firenze, che ne ha per Pd e Pdl. "Stupisce vedere Giovanardi che mi insulta con le stesse parole di alcuni miei compagni di partito - attacca Renzi -. Quelli del PDL sanno che in caso di elezioni, una candidatura forte li manderebbe a casa, per cinque anni. E loro, miracolati dal capolavoro di Pierluigi Bersani, preferiscono stare al governo delle larghe intese anziché all'opposizione". Non è più tenero con i colleghi, colpevoli di tirarlo in ballo sul caso Ablyazov: "Non strumentalizzino una vicenda di cui come italiano mi vergogno, che coinvolge una bambina di sei anni. Io sto con le forze dell'ordine. Indegno scaricare su servitori dello Stato tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico". Ne ha anche per il presidente del Consiglio: "In Aula è andato il ministro dell'Interno e ci andrà il presidente del Consiglio, che già qualche settimana fa - sottolinea Renzi - ha chiesto a un ministro di farsi da parte. Se Letta non riesce a cambiare il Paese mi dispiace per lui ma non cerchi alibi".

IL MESSAGGIO DI LETTA -
 Eppure il presidente del Consiglio aveva provato a smorzare i toni intervenendo da Londra, dove ha incontrato il primo ministro britannico David Cameron: "Non vedo nubi all'orizzonte. Ho letto attentamente la relazione del prefetto Pansa, da cui emerge la totale estraneità del ministro Alfano. Ho chiesto dall'inizio la 'total disclosure' su questa vicenda, è tutto pubblico, è tutto chiaro. Parlerò in Parlamento venerdì". Richiamo alla responsabilità per i partiti, che dovranno assumersi la responsabilità di una eventuale crisi: "La stabilità politica è essenziale per la crescita. Mio primo impegno è per la crescita, ma, senza stabilità politica sarà impossibile. Chiederò ai partiti del mio paese di continuare su questa strada altrimenti sarà impossibile ottenere la ripresa". Parole distensive anche sui rapporti con il sindaco toscano: "Ci siamo parlati, ci parliamo continuamente, quindi nessun problema".

DEMOCRATICI IN SUBBUGLIO - A dispetto della serenità del premier, proprio sul versante Pd si registrano le fibrillazioni maggiori. Prima di Renzi era stata la volta dei renziani. "Chiederemo al Pd, nella riunione dei gruppi domani, di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro Alfano", affermano, in una nota, il vicecapogruppo del Pd a Palazzo Madama Stefano Lepri e 12 senatori renziani. Ma l'insofferenza sull'espulsione di moglie e figlia di Ablyazov è più ampia. Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del partito, lancia un aut aut al ministro dell'Interno. "Penso che potrebbe essere un atto di grande sensibilità istituzionale e politica se rimettesse il suo mandato nelle mani del Presidente del Consiglio". La linea finale in Aula verrà fuori dalla riunione dei senatori del Pd con il segretario Epifani, prevista domani alle 13. Dalla segreteria del partito che si riunisce nel pomeriggio filtrano parole di prudenza: "In una fase come questa sarebbe impensabile che il nostro Paese non avesse un Governo" - ammonisce il responsabile Organizzazione, Davide Zoggia. Ma si allunga l'elenco dei critici: "Se Alfano non smentisce Procaccini secondo cui Alfano sapeva prima e, verbalmente, anche dopo, significa che Alfano ha mentito al Parlamento", scrive su twitter il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Rilancia Paolo Gentiloni sempre in un tweet:  "Quindi non è vero che Alfano non sapeva. Dopo le interviste di Procaccini la sua posizione sempre meno sostenibile". Di una "mezza barzelletta" e di "una presa in giro" parla anche il senatore del Pd, Felice Casson: "La relazione non mi ha convinto, assolutamente no. Piena di buchi e di mancanze: mi sembra una mezza barzelletta, una presa in giro". E dissente anche Anna Finocchiaro che ritiene un "atto di responsabilità istituzionale se Alfano rimettesse la sua delega nelle mani del premier". Anche Laura Puppato invita il suo partito, nel caso in cui Alfano non si dimetta "a chiedere le sue dimissioni, costi quel che costi". Mentre Rosi Bindi spiega: "Dovrebbe dimettersi da ministro dell'Interno restando vicepresidente del Consiglio". Una fronda sempre più numerosa che avrebbe indotto, secondo alcune fonti, il il segretario Guglielmo a cercare un'exit strategy: dimissioni senza voto di sfiducia.

Il Pdl prova a ricucire. Dal Pdl, che riunisce stasera il suo stato maggiore a Palazzo Grazioli arrivano le voci delle "colombe" che provano ad abbassare i toni: "Fermiamoci prima che sia troppo tardi" - dice il senatore Sandro Bondi, che paventa il pericolo per la vita del governo. "Se non ci fermiamo in tempo - aggiunge - non solo rischiamo di mettere a rischio quel minimo di stabilità che abbiamo conquistato, ma saremo travolti da uno spirito di autodistruzione che non salverà nessuno". La linea è chiara: non esiste alcuna possibilità di sostituzione di Alfano o di remissione delle deleghe.

Il no alla sfiducia della Lega. Anche la Lega Nord fa sapere che non voterà la mozione di sfiducia anche se l'intervento del ministro contiene ancora alcuni punti da chiarire". Lo dichiarano i capigruppo al Senato e alla Camera, Massimo Bitonci e Giancarlo Giorgetti. "Nel complesso- aggiungono- ci ha convinto che le responsabilità politiche dell'affare kazako siano non di un singolo ministro ma collettive, dell'intero governo". E anche il leader Roberto Maroni, ha corretto il tiro e telefonato ad Alfano per un chiarimento. Nel colloquio telefonico, il titolare dell'Interno gli avrebbe spiegato che alla base del 'pasticcio' sul caso Shalabayeva vi sarebbe stato un corto-circuito informativo tra i vari uffici competenti.
 
Fonte: repubblica.it

martedì 16 luglio 2013

Caso Shalabayeva, Alfano al Senato: "Né io né Letta sapevamo"

16/07/2013
Il ministro dell'Interno,Angelino Alfano, riferisce al Senato sulcaso Shalabayeva. Bastano poche parole per sbugiardare chi cerca di abbatterlo (e di far cadere il governo Letta) sfruttando il caso dell'espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazakoMukhtar. Il vicepremier legge un virgolettato della relazione del capo della polizia, Alessandro Pansa, la relazione che ha portato alledimissioni del capogabinetto del ViminaleGiuseppe Procaccini: "Nessuna informazione è stata data al ministro Alfano e al premier Letta", spiega la relazione. Il vicepremier, insomma, non c'entra. "Sono qui a riferire su una vicenda di cui non ero stato informato - aveva esordito in aula -, e non ne era stato informato nessun altro collega del governo, né il presidente del Consiglio"
"Niente percosse" - Alfano aggiunge poi che sono "infondate" le informazioni riportate sulla stampa, secondo le quali il cognato di Alma Shalabayeva (la donna espulsa nella notte tra il 28 e il 29 maggio,ndr) è stato "percosso". Anche questo passaggio è stato tratto dalla relazione del capo della polizia. Il vicepremier continua sottolineando come "in primo luogo va ribadito che in nessuna fase della vicenda, fino al momento dell’esecuzione dell’espulsione con la partenza della donna con la bambina, i funzionari italiani hanno avuto notizia alcuna sul fatto che Albyazov, marito della cittadina kazaka espulsa, fosse un dissidente politico fuggito dal suo Paese e non un pericoloso ricercato in più Paesi per reati comuni". "In nessun momento - scrive ancora Pansa nella relazione - è pervenuta o è stata individuata negli archivi di polizia informazione che rivelasse lo status di rifugiato dello stesso Ablyazov".
Teste che cadono - Dopo la prima testa caduta, quella di Procaccini, Alfano annuncia anche di aver chiesto "l'avvicendamento del capo dipartimento di pubblica sicurezza" e "una profonda riorganizzazione" del dipartimento stesso. Il vicepremier sottolinea poi come "nel corso dell’intera istruttoria e dalla consultazione di tutta la documentazione fornita non risulta che Shalabayeva Alma o i suoi difensori abbiano mai presentato o annunciato la domanda di asilo, pur avendone la possibilità, nè è risultato che la citata cittadina kazaka abbia mostrato o affermato di possedere un permesso di soggiorno rilasciato da paesi Schengen, cosa che hanno fatto i difensori solo in sede di ricorso contro il provvedimento". 

Fonte: liberoquotidiano.it

Alfano batte il partito di Rep. con l’aiuto del capo della polizia

16/07/2013
“Se il ministro sapeva, deve dimettersi perché responsabile di tutto. Se non sapeva, deve dimettersi perché irresponsabile del tutto”. Così imponeva ieri mattina la logica militare di Repubblica, con il fondo non firmato delle grandi occasioni. Dopo giorni di cannoneggiamento pesante, Angelino Alfano ha scelto di reagire per la via dritta e più sicura, presentandosi al Senato e subito dopo alla Camera per riferire su “una vicenda di cui non ero stato informato, e non ne era stato informato nessun altro collega del governo, né il presidente del Consiglio”. In mano aveva la dozzina di cartelle della relazione stilata dal capo della polizia, Alessandro Pansa, sul caso della “mancata informativa al governo sull’espulsione della cittadina kazaca Shalabayeva Alma”. In base alla quale ha potuto sostenere che la procedura di espulsione è stata “regolare”, come “accertato e convalidato da quattro provvedimenti dell’autorità giudiziaria”. Ma che vi sono stati però “elementi di carattere non ordinario” e un’anomala interruzione del “flusso di informazioni”. “Le espulsioni non vengono segnalate al ministro”, ha detto, e “nella prassi non esisteva obbligo di segnalazione”, anche se “l’attenzione di un altro paese, così evidente e tangibile… avrebbe dovuto rappresentare elemento di attenzione tale da far valutare l’opportunità di portare l’evento a conoscenza del ministro stesso”. 
Qualcosa insomma nell’organizzazione della catena di comando non ha funzionato, e le dimissioni del capo di gabinetto del ministero dell’Interno, Giuseppe Procaccini, “che ho accettato” sono la diretta conseguenza. Così come l’avvicendamento del capo della segreteria del dipartimento di Pubblica sicurezza, Alessandro Valeri, che Alfano ha solo “proposto”. Intanto Emma Bonino, a capo dell’altro dicastero chiamato in causa, pur se in chiave minore, nella vicenda fa sapere che convocherà l’ambasciatore del Kazakistan per “ricevere adeguati chiarimenti”. Dal punto di vista del merito e del metodo, e sulla scorta autorevole del lavoro di Pansa, Alfano ha segnato un punto a proprio favore, anche contro il clamore mediatico. Il modo migliore per affrontare il voto di venerdì sulle mozioni di sfiducia individuali presentate da Sel e dal M5s (il capogruppo alla Camera Renato Brunetta è  stato categorico, “chiaro che senza di lui l’esecutivo non va avanti”).
Più difficile valutare l’impatto politico che la vicenda avrà sulla tenuta del governo.“E’ chiaro che Repubblica ha sfiduciato la maggioranza”, dice Fabrizio Cicchitto, “nel senso che chiedendo in quel modo le dimissioni di Alfano spinge una parte del Pd verso una posizione di rottura. Si è aperto quindi un problema dentro al Pd. Molto dipenderà da questo”. I più critici con Alfano in questi giorni sono stati guarda caso i renziani, e Matteo Renzi ieri ha incalzato proprio Enrico Letta: “Prendo atto che il vicepresidente del Consiglio riferisca in aula, ma sia il presidente del Consiglio a valutare quello che è accaduto”. Una parte del Pd resta insoddisfatta della relazione di Alfano, mentre per Paolo Gentiloni le dimissioni di Procaccini, capo gabinetto di Alfano, sono “too little and too late”. Un po’ come capitato dopo il “giorno della figuraccia” per il voto a favore dello sciopero bianco del Pdl, anche ieri è stato Guglielmo Epifani, al di là delle critiche di prammatica, a smorzare gli eccessi polemici. “Non ho alcun dubbio che il governo andrà avanti e che supererà questi ostacoli”, ha risposto Enrico Letta a chi gli chiedeva se il governo reggerà alla vicenda Shalabayeva (e a un’eventuale sentenza negativa di Cassazione su Silvio Berlusconi).
Fonte: ilfoglio.it

Caso Shalabayeva, il Pdl fa quadrato attorno ad Alfano

Allarme Ocse: lavoro precario per il 53% dei giovani italiani

16 luglio 2013
In Italia oltre un giovane su due è precario. L'allarme è dell'Ocse che nel suo Rapporto sull'occupazione basato su dati 2012 fissa la quota al 52,9%, oltre il doppio rispetto al 26,2% del 2000 e a una media d'area sostanzialmente stabile al 24,5%. Il paese, rileva l'organizzazione di Parigi, «rimane intrappolato nella recessione ed è probabile che la disoccupazione continui ad aumentare», dal 12,2% del maggio 2013 al 12,6% di fine del 2014. Si tratta di un livello nettamente superiore a quello dell'insieme dei paesi Ocse, in cui la disoccupazione scendera', nello stesso periodo, dal'8% al 7,8%, mentre nell'area euro salirà dal 12,2% al 12,3%. «Il numero dei precari è troppo alto - ha commentato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini - Restare precari per troppo tempo condiziona, in modo negativo, la carriera delle persone, d'altra parte nel momento di incertezza e di crisi economica che stiamo vivendo, le imprese hanno difficolta al assumere a tempo indeterminato e quindi puntano a contratti a tempo determinato». 

In totale, i disoccupati nell'area sono 48 milioni, di cui 16 milioni causati dalla crisi di questi ultimi 5 anni. Solo in sei paesi europei il tasso di disoccupazione crescerà di oltre un punto percentuale entro la fine del 2014 e l'Italia, secondo l'Ocse, è uno di questi, insieme a Grecia, Olanda, Polonia, Portogallo e Spagna. Inoltre l'Italia, la cui disoccupazione è salita dal 6,8% del triennio 2005-08 all'11,9% del 2013, è tra i paesi il cui tasso di senza lavoro è cresciuto di più dall'inizio della crisi, insieme a Irlanda, Slovenia e Portogallo. Soltanto Spagna e Grecia, che hanno visto aumentare il loro tasso di disoccupazione di oltre il 18%, hanno fatto peggio. I più colpiti dalla recessione sono i giovani tra i 15 e i 24 anni, che hanno visto lo specifico tasso di disoccupazione crescere del 6,1% tra l'ultimo trimestre del 2007 e la fine del 2012, contro il +4,3% dell'area Ocse. 

Ancor più preoccupante è l'aumento dei cosiddetti Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, cresciuti del 5,1% per un tasso del 21,4% alla fine del 2012, la terza percentuale più alta dopo Grecia e Turchia. «Per i giovani Neet italiani - nota l'Ocse - c'è un rischio crescente di conseguenze di lungo termine, perche' perdono competitivita' rispetto alle loro controparti in altri paesi che hanno sostituito all'esperienza di lavoro una buona istruzione e che usciranno verosimilmente dalla crisi meglio equipaggiati per fronteggiare le crisi tecnologiche del futuro». 

Fonte: unita.it