mercoledì 17 luglio 2013

Procura potrebbe ascoltare Shalabayeva Pansa: "Presenza invasiva di kazaki"

17/07/2013
I pm hanno acquisito la relazione del capo della Polizia sull'espulsione della moglie e della figlia del dissidente Ablyazov: possibile rogatoria per sentire la donna. Il ministro della Giustizia: "Incarico a ispettori per accertamenti". Il prefetto al Senato: "Vicenda non gestita correttamente: troppi kazaki negli uffici di polizia"

ROMA - La Procura di Roma si muove sulla vicenda Shalabayeva. Al termine di una riunione svolta nell'ufficio del procuratore capo, Giuseppe Pignatone, i pm della capitale hanno deciso di acquisire la relazione del capo della Polizia, Alessandro Pansa. Il primo di una serie di atti istruttori, tra i quali non è esclusa una rogatoria per ascoltare la moglie del dissidente kazako Ablyazov.

Il dossier di Pansa è stato inserito nel fascicolo già avviato dai pm su alcuni documenti, tra cui il passaporto, in possesso della donna. Nelle carte affidate al pm Eugenio Albamonte, Alma Shalabayeva risulta indagata per i reati previsti dagli articoli 497 bis e 648 del codice penale: possesso di documenti falsi e ricettazione. 

"CANCELLIERI: INCARICO A ISPETTORI" -Ulteriori accertamenti saranno svolti dagli ispettori del ministero della Giustizia. Lo ha comunicato Annamaria Cancellieri alla Camera. "Dal verbale dell'udienza di convalida dell'espulsione" di Alma Shalabayeva, svoltasi davanti al giudice di pace il 31 maggio scorso nel Cie di Ponte Galeria - ha spiegato il ministro -, "non emerge che la Shalabayeva, o il suo rappresentante legale, abbiano formulato istanza di asilo politico, ovvero abbiano rappresentato problematiche di tipo umanitario o politico connesse al rientro nel Paese di nazionalità". 

"La Procura di Roma - ha precisato il ministro - è intervenuta nel procedimento di espulsione esclusivamente con il rilascio del nulla osta", come previsto dal Testo unico sull'immigrazione. "Ciò in quanto - ha aggiunto - non venivano rilevate ragioni processuali ostative derivanti dal procedimento penale aperto nei confronti della Shalabayeva stessa per il possesso di passaporto diplomatico ritenuto falso".

L'AUDIZIONE DI PANSA - Sulla vicenda è intervenuto, dopo la relazione consegnata ieri al ministro Alfano, direttamente anche il capo della Polizia, in un'audizione di fronte alla commissione per i diritti umani del Senato. La vicenda Shalabayeva non è stata gestita correttamente "per la presenza massiccia e prolungata negli uffici di polizia di autorità kazake". E' il passaggio più critico nelle parole di Pansa.  "Ho stigmatizzato questi comportamenti - ha sottolineato il prefetto - sono una disfunzione del sistema, addebitabile a una superficialità nella gestione della vicenda".

Il vulnus essenziale - ha spiegato però il capo della Polizia - "è che in nessun momento nessuno, compresi gli avvocati, ha detto 'guardate che il marito della signora è un perseguitato politicò. Noi purtroppo non lo sapevamo".

ALFANO E BONINO NON SAPEVANO - Confermata la versione dei due ministri dell'Interno e degli Esteri: "A me non risulta - evidenzia Pansa - che prima del giorno primo giugno il ministro Alfano o il ministro Bonino sapessero dell'espulsione della signora". Ministri all'oscuro quindi sul rimpatrio forzato di Alma e Alua. "Ho fatto accertamenti su questo - ha aggiunto Pansa - dal gabinetto del ministro sono state fornite informazioni solo sulla ricerca del latitante, non è stata fornita, per distrazione o per errore, l'informazione dell'espulsione della signora".

Chiarito anche il mancato coinvolgimento dei servizi segreti. "Non c'è una procedura per informare i servizi in questi casi", ha precisato Pansa. 

I DETTAGLI SUL BLITZ -
 Altre spiegazioni sono state fornite sul blitz che ha portato al fermo. "La signora non ci risultava avesse un permesso di soggiorno lettone - chiarisce Pansa -: in sede di ricorso amministrativo il 28 giugno vi è una dichiarazione che lei possiede un permesso di soggiorno con visto Schengen, ma lei questo non lo ha mai dichiarato". "Fatto strano - aggiunge il capo della Polizia - è che quando è stata condotta in questura insieme al cognato, anche lui ritenuto irregolare, e venivano sottoposti al prelievo impronte, il cognato ha detto io ho un permesso di soggiorno. Lo ha preso a casa, portato in questura, e dimostrato che era in regola. A questa scena ha assistito la signora Shalabayeva, che però non ha ritenuto di doverlo dire".

Quanto ai dettagli sull'irruzione a Casal Palocco: "In tutto c'erano 37 o 39 poliziotti - ha spiegato Pansa -. Era stato indicato un soggetto pericoloso, custodito da uomini armati in una villa di ampie dimensioni che offriva numerose via di fuga". "Un dispositivo normale -ha precisato il capo della Polizia - e non esagerato. In questi casi si predispone un intervento ampio, anche per precauzione. Erano lì per catturare un uomo in quel momento ritenuto un latitante pericoloso". "Risulta - ha aggiunto Pansa - che Ablyazov sia stato nella villetta di Casal Palocco fino al 25 maggio".

"LA MADRE HA VOLUTO ALUA CON SE'" - 
Chiarita anche la dinamica relativa alla piccola Alua, che non è stata espulsa - ha sottolineato Pansa -, perché "la legge italiana lo vieta", ma è stata la madre a volerla con sè. "A Ciampino la signora nonostante gli fosse stato chiesto di lasciare la figlia alla sorella - ha aggiunto il prefetto -, o a qualcun altro di sua fiducia, ha voluto che le fosse consegnata".

Una critica anche ai legali della donna: "grave"  - dice Pansa -"che gli avvocati della famiglia Ablyazov sostengano che i legali non abbiano avuto accesso agli atti che hanno riguardato l'espulsione di Alma Shalabayeva. "A loro è stato fornito verbale di accesso agli atti". 

PROCACCINI: "NON CONTRADDICO ALFANO" - Torna a farsi sentire anche Giuseppe Procaccini, dopo le dimissioni da capo di gabinetto del ministero dell'Intero. "'Leggo su alcuni giornali, ai quali ho rilasciato interviste, una ricostruzione sostanzialmente corretta delle mie parole - ha sottolineato Procaccini -, laddove racconto i fatti. Mi spiace che alcune ricostruzioni tendano a mettermi in contraddizione con quanto sempre detto dal ministro Alfano, con il quale non c'è alcuna differenza di visione, in quanto mi riconosco nella veritiera ricostruzione dallo stesso resa in tutte le sedi; ricostruzione, peraltro, coincidente con la mia".

Fonte: repubblica.it

Ablyazov: Letta assolve Alfano, Pd spaccato Ira Renzi: "Contro di me strumentalizzazioni"

17/07/2013
Cresce l'insofferenza dei renziani: "Il ministro ha mentito al Parlamento, si voti la sfiducia". Fibrillazione nel gruppo, si prende tempo per decidere la linea sulla mozione di venerdì al Senato. Intanto la Lega annuncia che non voterà contro il vicepremier. Renzi: "Io contro Letta? Il Pd strumentalizza vicenda triste, pensano solo alle poltrone"

ROMA - Sul caso Shalabayeva non si misura soltanto la tenuta del governo Letta, ma anche gli equilibri interni al Pd. L'appuntamento è per venerdì al Senato quando si vota la mozione di sfiducia M5S-Sel al ministro dell'Interno, Angelino Alfano. In difesa del titolare del Viminale è intervenuto oggi, da Londra, il presidente del Consiglio, Enrico Letta: "Non vedo nubi, lui è estraneo". Parole che arrivano dopo il fuoco di fila dei senatori renziani per le dimissioni del ministro dell'Interno. Richiesta condivisa, a dire il vero, da altri esponenti autorevoli dei democratici: Gianni Cuperlo eAnna Finocchiaro in testa. In serata è il sindaco di Firenze a dire la sua nella sua e-news: "Pugnalare Letta? Gli statisti del Pd fanno ridere. Non voglio far saltare il governo. E poi c'è poca voglia di voto in giro". Prova a sedare le turbolenze Guglielmo Epifani in una riunione di segreteria complicata, nella quale si prova a blindare l'esecutivo: "Sarebbe impensabile che il nostro Paese non avesse un Governo", dice il responsabile organizzazione Davide Zoggia. Nessun tentennamento sul versante Pdl. Nel vertice a Palazzo Grazioli un passo indietro di Alfano non è un'ipotesi in discussione.

RENZI ALL'ATTACCO - Le parole più forti sono comunque quelle del sindaco di Firenze, che ne ha per Pd e Pdl. "Stupisce vedere Giovanardi che mi insulta con le stesse parole di alcuni miei compagni di partito - attacca Renzi -. Quelli del PDL sanno che in caso di elezioni, una candidatura forte li manderebbe a casa, per cinque anni. E loro, miracolati dal capolavoro di Pierluigi Bersani, preferiscono stare al governo delle larghe intese anziché all'opposizione". Non è più tenero con i colleghi, colpevoli di tirarlo in ballo sul caso Ablyazov: "Non strumentalizzino una vicenda di cui come italiano mi vergogno, che coinvolge una bambina di sei anni. Io sto con le forze dell'ordine. Indegno scaricare su servitori dello Stato tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico". Ne ha anche per il presidente del Consiglio: "In Aula è andato il ministro dell'Interno e ci andrà il presidente del Consiglio, che già qualche settimana fa - sottolinea Renzi - ha chiesto a un ministro di farsi da parte. Se Letta non riesce a cambiare il Paese mi dispiace per lui ma non cerchi alibi".

IL MESSAGGIO DI LETTA -
 Eppure il presidente del Consiglio aveva provato a smorzare i toni intervenendo da Londra, dove ha incontrato il primo ministro britannico David Cameron: "Non vedo nubi all'orizzonte. Ho letto attentamente la relazione del prefetto Pansa, da cui emerge la totale estraneità del ministro Alfano. Ho chiesto dall'inizio la 'total disclosure' su questa vicenda, è tutto pubblico, è tutto chiaro. Parlerò in Parlamento venerdì". Richiamo alla responsabilità per i partiti, che dovranno assumersi la responsabilità di una eventuale crisi: "La stabilità politica è essenziale per la crescita. Mio primo impegno è per la crescita, ma, senza stabilità politica sarà impossibile. Chiederò ai partiti del mio paese di continuare su questa strada altrimenti sarà impossibile ottenere la ripresa". Parole distensive anche sui rapporti con il sindaco toscano: "Ci siamo parlati, ci parliamo continuamente, quindi nessun problema".

DEMOCRATICI IN SUBBUGLIO - A dispetto della serenità del premier, proprio sul versante Pd si registrano le fibrillazioni maggiori. Prima di Renzi era stata la volta dei renziani. "Chiederemo al Pd, nella riunione dei gruppi domani, di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro Alfano", affermano, in una nota, il vicecapogruppo del Pd a Palazzo Madama Stefano Lepri e 12 senatori renziani. Ma l'insofferenza sull'espulsione di moglie e figlia di Ablyazov è più ampia. Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del partito, lancia un aut aut al ministro dell'Interno. "Penso che potrebbe essere un atto di grande sensibilità istituzionale e politica se rimettesse il suo mandato nelle mani del Presidente del Consiglio". La linea finale in Aula verrà fuori dalla riunione dei senatori del Pd con il segretario Epifani, prevista domani alle 13. Dalla segreteria del partito che si riunisce nel pomeriggio filtrano parole di prudenza: "In una fase come questa sarebbe impensabile che il nostro Paese non avesse un Governo" - ammonisce il responsabile Organizzazione, Davide Zoggia. Ma si allunga l'elenco dei critici: "Se Alfano non smentisce Procaccini secondo cui Alfano sapeva prima e, verbalmente, anche dopo, significa che Alfano ha mentito al Parlamento", scrive su twitter il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Rilancia Paolo Gentiloni sempre in un tweet:  "Quindi non è vero che Alfano non sapeva. Dopo le interviste di Procaccini la sua posizione sempre meno sostenibile". Di una "mezza barzelletta" e di "una presa in giro" parla anche il senatore del Pd, Felice Casson: "La relazione non mi ha convinto, assolutamente no. Piena di buchi e di mancanze: mi sembra una mezza barzelletta, una presa in giro". E dissente anche Anna Finocchiaro che ritiene un "atto di responsabilità istituzionale se Alfano rimettesse la sua delega nelle mani del premier". Anche Laura Puppato invita il suo partito, nel caso in cui Alfano non si dimetta "a chiedere le sue dimissioni, costi quel che costi". Mentre Rosi Bindi spiega: "Dovrebbe dimettersi da ministro dell'Interno restando vicepresidente del Consiglio". Una fronda sempre più numerosa che avrebbe indotto, secondo alcune fonti, il il segretario Guglielmo a cercare un'exit strategy: dimissioni senza voto di sfiducia.

Il Pdl prova a ricucire. Dal Pdl, che riunisce stasera il suo stato maggiore a Palazzo Grazioli arrivano le voci delle "colombe" che provano ad abbassare i toni: "Fermiamoci prima che sia troppo tardi" - dice il senatore Sandro Bondi, che paventa il pericolo per la vita del governo. "Se non ci fermiamo in tempo - aggiunge - non solo rischiamo di mettere a rischio quel minimo di stabilità che abbiamo conquistato, ma saremo travolti da uno spirito di autodistruzione che non salverà nessuno". La linea è chiara: non esiste alcuna possibilità di sostituzione di Alfano o di remissione delle deleghe.

Il no alla sfiducia della Lega. Anche la Lega Nord fa sapere che non voterà la mozione di sfiducia anche se l'intervento del ministro contiene ancora alcuni punti da chiarire". Lo dichiarano i capigruppo al Senato e alla Camera, Massimo Bitonci e Giancarlo Giorgetti. "Nel complesso- aggiungono- ci ha convinto che le responsabilità politiche dell'affare kazako siano non di un singolo ministro ma collettive, dell'intero governo". E anche il leader Roberto Maroni, ha corretto il tiro e telefonato ad Alfano per un chiarimento. Nel colloquio telefonico, il titolare dell'Interno gli avrebbe spiegato che alla base del 'pasticcio' sul caso Shalabayeva vi sarebbe stato un corto-circuito informativo tra i vari uffici competenti.
 
Fonte: repubblica.it

martedì 16 luglio 2013

Caso Shalabayeva, Alfano al Senato: "Né io né Letta sapevamo"

16/07/2013
Il ministro dell'Interno,Angelino Alfano, riferisce al Senato sulcaso Shalabayeva. Bastano poche parole per sbugiardare chi cerca di abbatterlo (e di far cadere il governo Letta) sfruttando il caso dell'espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazakoMukhtar. Il vicepremier legge un virgolettato della relazione del capo della polizia, Alessandro Pansa, la relazione che ha portato alledimissioni del capogabinetto del ViminaleGiuseppe Procaccini: "Nessuna informazione è stata data al ministro Alfano e al premier Letta", spiega la relazione. Il vicepremier, insomma, non c'entra. "Sono qui a riferire su una vicenda di cui non ero stato informato - aveva esordito in aula -, e non ne era stato informato nessun altro collega del governo, né il presidente del Consiglio"
"Niente percosse" - Alfano aggiunge poi che sono "infondate" le informazioni riportate sulla stampa, secondo le quali il cognato di Alma Shalabayeva (la donna espulsa nella notte tra il 28 e il 29 maggio,ndr) è stato "percosso". Anche questo passaggio è stato tratto dalla relazione del capo della polizia. Il vicepremier continua sottolineando come "in primo luogo va ribadito che in nessuna fase della vicenda, fino al momento dell’esecuzione dell’espulsione con la partenza della donna con la bambina, i funzionari italiani hanno avuto notizia alcuna sul fatto che Albyazov, marito della cittadina kazaka espulsa, fosse un dissidente politico fuggito dal suo Paese e non un pericoloso ricercato in più Paesi per reati comuni". "In nessun momento - scrive ancora Pansa nella relazione - è pervenuta o è stata individuata negli archivi di polizia informazione che rivelasse lo status di rifugiato dello stesso Ablyazov".
Teste che cadono - Dopo la prima testa caduta, quella di Procaccini, Alfano annuncia anche di aver chiesto "l'avvicendamento del capo dipartimento di pubblica sicurezza" e "una profonda riorganizzazione" del dipartimento stesso. Il vicepremier sottolinea poi come "nel corso dell’intera istruttoria e dalla consultazione di tutta la documentazione fornita non risulta che Shalabayeva Alma o i suoi difensori abbiano mai presentato o annunciato la domanda di asilo, pur avendone la possibilità, nè è risultato che la citata cittadina kazaka abbia mostrato o affermato di possedere un permesso di soggiorno rilasciato da paesi Schengen, cosa che hanno fatto i difensori solo in sede di ricorso contro il provvedimento". 

Fonte: liberoquotidiano.it

Alfano batte il partito di Rep. con l’aiuto del capo della polizia

16/07/2013
“Se il ministro sapeva, deve dimettersi perché responsabile di tutto. Se non sapeva, deve dimettersi perché irresponsabile del tutto”. Così imponeva ieri mattina la logica militare di Repubblica, con il fondo non firmato delle grandi occasioni. Dopo giorni di cannoneggiamento pesante, Angelino Alfano ha scelto di reagire per la via dritta e più sicura, presentandosi al Senato e subito dopo alla Camera per riferire su “una vicenda di cui non ero stato informato, e non ne era stato informato nessun altro collega del governo, né il presidente del Consiglio”. In mano aveva la dozzina di cartelle della relazione stilata dal capo della polizia, Alessandro Pansa, sul caso della “mancata informativa al governo sull’espulsione della cittadina kazaca Shalabayeva Alma”. In base alla quale ha potuto sostenere che la procedura di espulsione è stata “regolare”, come “accertato e convalidato da quattro provvedimenti dell’autorità giudiziaria”. Ma che vi sono stati però “elementi di carattere non ordinario” e un’anomala interruzione del “flusso di informazioni”. “Le espulsioni non vengono segnalate al ministro”, ha detto, e “nella prassi non esisteva obbligo di segnalazione”, anche se “l’attenzione di un altro paese, così evidente e tangibile… avrebbe dovuto rappresentare elemento di attenzione tale da far valutare l’opportunità di portare l’evento a conoscenza del ministro stesso”. 
Qualcosa insomma nell’organizzazione della catena di comando non ha funzionato, e le dimissioni del capo di gabinetto del ministero dell’Interno, Giuseppe Procaccini, “che ho accettato” sono la diretta conseguenza. Così come l’avvicendamento del capo della segreteria del dipartimento di Pubblica sicurezza, Alessandro Valeri, che Alfano ha solo “proposto”. Intanto Emma Bonino, a capo dell’altro dicastero chiamato in causa, pur se in chiave minore, nella vicenda fa sapere che convocherà l’ambasciatore del Kazakistan per “ricevere adeguati chiarimenti”. Dal punto di vista del merito e del metodo, e sulla scorta autorevole del lavoro di Pansa, Alfano ha segnato un punto a proprio favore, anche contro il clamore mediatico. Il modo migliore per affrontare il voto di venerdì sulle mozioni di sfiducia individuali presentate da Sel e dal M5s (il capogruppo alla Camera Renato Brunetta è  stato categorico, “chiaro che senza di lui l’esecutivo non va avanti”).
Più difficile valutare l’impatto politico che la vicenda avrà sulla tenuta del governo.“E’ chiaro che Repubblica ha sfiduciato la maggioranza”, dice Fabrizio Cicchitto, “nel senso che chiedendo in quel modo le dimissioni di Alfano spinge una parte del Pd verso una posizione di rottura. Si è aperto quindi un problema dentro al Pd. Molto dipenderà da questo”. I più critici con Alfano in questi giorni sono stati guarda caso i renziani, e Matteo Renzi ieri ha incalzato proprio Enrico Letta: “Prendo atto che il vicepresidente del Consiglio riferisca in aula, ma sia il presidente del Consiglio a valutare quello che è accaduto”. Una parte del Pd resta insoddisfatta della relazione di Alfano, mentre per Paolo Gentiloni le dimissioni di Procaccini, capo gabinetto di Alfano, sono “too little and too late”. Un po’ come capitato dopo il “giorno della figuraccia” per il voto a favore dello sciopero bianco del Pdl, anche ieri è stato Guglielmo Epifani, al di là delle critiche di prammatica, a smorzare gli eccessi polemici. “Non ho alcun dubbio che il governo andrà avanti e che supererà questi ostacoli”, ha risposto Enrico Letta a chi gli chiedeva se il governo reggerà alla vicenda Shalabayeva (e a un’eventuale sentenza negativa di Cassazione su Silvio Berlusconi).
Fonte: ilfoglio.it

Caso Shalabayeva, il Pdl fa quadrato attorno ad Alfano

Allarme Ocse: lavoro precario per il 53% dei giovani italiani

16 luglio 2013
In Italia oltre un giovane su due è precario. L'allarme è dell'Ocse che nel suo Rapporto sull'occupazione basato su dati 2012 fissa la quota al 52,9%, oltre il doppio rispetto al 26,2% del 2000 e a una media d'area sostanzialmente stabile al 24,5%. Il paese, rileva l'organizzazione di Parigi, «rimane intrappolato nella recessione ed è probabile che la disoccupazione continui ad aumentare», dal 12,2% del maggio 2013 al 12,6% di fine del 2014. Si tratta di un livello nettamente superiore a quello dell'insieme dei paesi Ocse, in cui la disoccupazione scendera', nello stesso periodo, dal'8% al 7,8%, mentre nell'area euro salirà dal 12,2% al 12,3%. «Il numero dei precari è troppo alto - ha commentato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini - Restare precari per troppo tempo condiziona, in modo negativo, la carriera delle persone, d'altra parte nel momento di incertezza e di crisi economica che stiamo vivendo, le imprese hanno difficolta al assumere a tempo indeterminato e quindi puntano a contratti a tempo determinato». 

In totale, i disoccupati nell'area sono 48 milioni, di cui 16 milioni causati dalla crisi di questi ultimi 5 anni. Solo in sei paesi europei il tasso di disoccupazione crescerà di oltre un punto percentuale entro la fine del 2014 e l'Italia, secondo l'Ocse, è uno di questi, insieme a Grecia, Olanda, Polonia, Portogallo e Spagna. Inoltre l'Italia, la cui disoccupazione è salita dal 6,8% del triennio 2005-08 all'11,9% del 2013, è tra i paesi il cui tasso di senza lavoro è cresciuto di più dall'inizio della crisi, insieme a Irlanda, Slovenia e Portogallo. Soltanto Spagna e Grecia, che hanno visto aumentare il loro tasso di disoccupazione di oltre il 18%, hanno fatto peggio. I più colpiti dalla recessione sono i giovani tra i 15 e i 24 anni, che hanno visto lo specifico tasso di disoccupazione crescere del 6,1% tra l'ultimo trimestre del 2007 e la fine del 2012, contro il +4,3% dell'area Ocse. 

Ancor più preoccupante è l'aumento dei cosiddetti Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, cresciuti del 5,1% per un tasso del 21,4% alla fine del 2012, la terza percentuale più alta dopo Grecia e Turchia. «Per i giovani Neet italiani - nota l'Ocse - c'è un rischio crescente di conseguenze di lungo termine, perche' perdono competitivita' rispetto alle loro controparti in altri paesi che hanno sostituito all'esperienza di lavoro una buona istruzione e che usciranno verosimilmente dalla crisi meglio equipaggiati per fronteggiare le crisi tecnologiche del futuro». 

Fonte: unita.it

Kazakistan, Alfano: “Non sapevo”. Pd non applaude. Renzi: “Letta riferisca”

16/07/2013

Secondo la relazione della polizia nessun ministro è stato informato e la polizia italiana è stata raggirata dai diplomatici kazaki. Ma i democratici non sono convinti. Il ministro dell'Interno difeso solo dal Pdl. Il sindaco di Firenze chiede chiarimenti al presidente del Consiglio, mentre l'Ue vuole spiegazioni.

Non sapeva niente il ministro degli Interni Angelino Alfano. Non sapeva niente il presidente del Consiglio Enrico Letta. Non sapeva niente alcun ministro del governo. Non sapeva niente la polizia che non credeva che Mukhtar Ablyazov fosse un oppositore al regime kazako. E i diplomatici kazaki sembrano aver avuto gioco facile per “ingannare” la polizia italiana, il Viminale, la Farnesina per rimpatriare in Kazakistan la moglie di Ablyazov, Alma Shalabayeva, e la figlia di 6 anni. E quindi a pagare non è il piano politico, ma il piano operativo: cadono le teste del prefetto Giuseppe Procaccini (capo di gabinetto di Alfano) e del capo segreteria del dipartimento Alessandro Valeri. Il titolare del Viminale riferisce al Senato e poi alla Camera e non solo lo fa in solitudine (significative le assenze al suo fianco di Letta e del ministro degli Esteri Emma Bonino). Ma in gran parte cita solo e testualmente la relazione del capo della polizia Alessandro Pansa perché – è stata la premessa – “sono qui per riferire di una vicenda di cui non ero stato informato”. A questo si aggiungono gli scenari politici. L’Unione Europea ha chiesto chiarimenti per verificare se siano state rispettate le norme in materia di asilo. Alfano inoltre sembra isolato nel governo e ha ricevuto pieno appoggio solo dal suo partito, tanto che alla Camera non prende neanche l’applauso del Pd. Ma c’è di più: dentro allo stesso Partito democratico Matteo Renzi tira per la giacca proprio Letta chiedendo che sia lui ora a riferire in Parlamento perché “la questione in gioco è la credibilità di un Paese come l’Italia sul tema dei diritti umani”. 
Alfano: “Mai presentata la domanda d’asilo”Secondo la relazione letta da Alfano, dunque, “non è mai stata presentata domanda d’asilo da parte di Alma Shalabayeva”. La richiesta, ha ricordato il ministro, è stata avanzata dai legali solo in un secondo tempo: “La donna non ha mostrano neppure nessun permesso di soggiorno”. Nel corso dell’istruttoria, ha riferito Alfano, “non risulta che Alma Shalabayeva o i suoi difensori abbiano mai presentato o annunciato domanda di asilo, pur avendone la possibilità, né è risultato che la cittadina kazaka abbia mostrato o affermato di possedere un permesso di soggiorno rilasciato daPaesi Schengen, cosa che hanno fatto i difensori solo in sede di ricorso contro il provvedimento”. In generale, poi, “le espulsioni non vengono segnalate al ministro” ha spiegato Alfano. Le informazioni al ministro vengono selezionate e classificate dal capo di gabinetto e dal capo della polizia o suoi sostituti. Ad ogni modo, ha spiegato il titolare del Viminale, l’insistenza con la quale i diplomatici del Kazakistan si sono mossi per il rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia imponeva che il ministro fosse informato. 
“L’attenzione di un altro Paese – continua la relazione della polizia – così evidente e tangibile attraverso l’impegno diretto del proprio ambasciatore e l’utilizzo di un volo non di linea per il rimpatrio delle due cittadine kazake avrebbe dovuto rappresentare elemento di attenzione tale da far valutare l’opportunità di portare l’evento a conoscenza del Ministro”. E comunque anche in questa fase “non era pervenuta alcuna informazione che segnalasse rapporti di parentela della donna con un dissidente politico kazako. Poi entrano in gioco i diplomatici kazaki che – secondo la relazione di Pansa letta da Alfano – convincono i funzionari della questura che, anziché i voli Roma-Mosca e poi Mosca-Astana, c’è un volo diretto da Ciampino con a bordo il console dell’ex repubblica sovietica. Quindi madre e figlia potranno essere rimpatriate con quello. E così è stato. “Non emergeva – si legge nella relazione della questura – che il volo fosse stato preso appositamente per il rimpatrio. In aeroporto, la donna e la sua bambina vengono consegnate sotto la scaletta del citato aereo al console kazako e all’altro diplomatico”.
Pagano i funzionari: Procaccini dà le dimissioni, Valeri cacciatoLa conclusione è che a rimetterci, quindi, è innanzitutto il prefetto Giuseppe Procaccini le cui dimissioni sono state accettate da Alfano. Ma anche il capo della segreteria del dipartimentoAlessandro Valeri. “Ho chiesto al capo della polizia – ha detto Alfano – una riorganizzazione complessiva del dipartimento della Ps, a cominciare dalla direzione centrale dell’immigrazione” ha spiegato il ministro degli Interni in Aula. Questo perché “resta grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda, che fin dall’inizio presentava caratteri non ordinari. Dobbiamo lavorare perché non accada mai più”.
Al Senato Alfano si ritrova accanto solo alcuni ministri: Beatrice Lorenzin Gaetano Quagliariello (Pdl), Giampiero D’Alia Mario Mauro (Scelta Civica), ma anche i democratici Cécile KyengeDario FranceschiniMassimo Bray. “Sono davvero convinta – dirà poi il ministro della Giustizia ed ex titolare del Viminale Annamaria Cancellieri, anche lei presente – che il ministro Alfano non sapesse nulla. E’ possibile che Alfano non abbia saputo, al ministro non vengono comunicate tutte le espulsioni. La mancanza è stata di non aver capito che non si trattava di una normale espulsione”. Assenti, invece, il presidente del Consiglio Enrico Letta e il ministro degli Esteri Emma Bonino. La stessa titolare della Farnesina nel frattempo ha intanto convocato l’ambasciatore del Kazakistan “per ricevere adeguati chiarimenti”. E lui, Andrian Yelemessov, all’AdnKronos risponde così: “Sono davvero stupito per questa vicenda. Apprendo ora la notizia della convocazione, sono in vacanza fuori Italia. Vedremo quando arriverà la richiesta… La mia posizione è sempre quella e non cambia: Mukhtar Ablyazov è un truffatore, chiedete come ha guadagnato i suoi miliardi”.
M5S: “Coperture politiche da B, sodale del leader del Kazakistan”
Le opposizioni ormai vedono la situazione chiara. Mario Michele Giarrusso (Movimento Cinque Stelle) si rivolge ad Alfano affermando che nel caso Ablyazov ci sono “coperture politiche che vengono dal capo del suo partito (Berlusconi, ndr) che è il sodale del leader del Kazakistan. Leader che non va a fare le vacanze nelle ville dei funzionari di polizia ma in quelle del suo sodale”. “Lei – ha continuato Giarrusso – deve fare un atto di responsabilità che dia uno slancio di dignità al Paese. Il suo ministero ha infangato il Paese. Mi chiedo in quale Paese pensa di vivere. In quale Paese civile una madre ed una bambina possono essere consegnati ad una dittatura. Ne tragga le sue conclusioni”. Di fatti imbarazzanti parla Claudio Fava (Sinistra ecologia e libertà): “Quello che è avvenuto a insaputa delministro Alfano ma non a insaputa del governo Kazako, nei confronti del quale c’è stata una cessione di sovranità imbarazzante”. Più duro Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia): “In questo momento vedo la fotografia della fine di questo governo non è sostanzialmente presente nessuno che non sia del partito del ministro dell’Interno”. ”Se andiamo avanti così – ironizza Gianluca Pini – a momenti la colpa era della bambina. Dalla relazione nessuno ha colpe, io non ci ho capito nulla se non che ci sia stato solo uno scaricabarile”. 
Renzi: “Ora in Parlamento riferisca Letta”
Ma ancora di più pesano i malumori all’interno del Pd. Su tutti quelli del sindaco di Firenze Matteo Renzi. “La vicenda riguarda il presidente del Consiglio dei ministri, che dovrà andare alla Camera, prendere posizione e decidere se le motivazioni di Alfano lo hanno convinto o no. Non partecipo al giochino delle dichiarazioni. Sia il presidente del Consiglio a giudicare le posizioni del suo vicepremier e del ministro degli Esteri”. Per Renzi “il fatto è che c’è un Paese civile che ha consegnato una mamma con una bambina di 6 anni a un Paese che con i diritti presenta, diciamo così, margini di incertezza. Qui la questione in gioco è la credibilità di un Paese come l’Italia sul tema dei diritti umani”. Il sindaco ha ricordato che “a Firenze abbiamo uno spazio nell’ex carcere delle Murate, riservato ai dissidenti politici. Questa città non può pensare che non ci sia un responsabile per questa vicenda”. 
Il Pd non applaude Alfano, ora teme la spaccatura sulla mozione di sfiducia
L’esempio plastico del gelo nella maggioranza è il silenzio del Pd alla fine del discorso di Alfano alla Camera. Nessuno applaude il ministro dai banchi democratici. Daniela Santanchè si arrabbia: “E’ questo il codice comportamentale delle larghe intese?”. Il renziano Ernesto Carbone le risponde: ” ”Qualcuno spieghi alla Santanchè la differenza fra fedeltà e lealtà”. Emanuele Fiano, alla Camera, si è detto “stupito dell’immediata udienza e della compiacenza da parte delle autorità italiane avute dei diplomatici kazaki. Noi non siamo un succursale di nessun paese, e non prendiamo ordini da nessuno”. Da qui l’obiettivo è quello di non arrivare al voto sulla mozione di sfiducia ad Angelino Alfano, già calendarizzata per venerdì al Senato. Il Pd sarebbe al lavoro per una exit strategy che eviti il rischio di una spaccatura tra i democratici e salvi il governo Letta dalla bufera Shalabayeva. E, a quanto si apprende, sarebbe in corso un lavorio perché, prima di venerdì, Alfano rimetta le suedeleghe. E il principale destinatario del pressing dei vertici democratici è Silvio Berlusconi. “Se davvero il Cavaliere non vuole la crisi di governo, se davvero almeno fino alla sentenza della Cassazione di fine luglio vuole che il governo stia in piedi agisca su Alfano perché rimetta le deleghe”, fanno sapere fonti parlamentari democratiche. Una richiesta che, ribattono fonti di governo del Pdl, non potrebbe essere accettata. A meno che non escano nuovi elementi sulla vicenda Shalabayeva che smentiscano la versione fornita oggi da Alfano. E questo, ovviamente, cambierebbe lo scenario. Tuttavia, dal Pd il pressing è forte. L’intervento di oggi del vicepremier a Camera e Senato non ha convinto i parlamentari democratici. Il clima è di fortissimo imbarazzo nel Pd. E il voto sulla mozione di sfiducia potrebbe spaccare i democratici. E se anche Alfano superasse la prova dell’aula, sottolineano fonti dem, il governo Letta ne uscirebbe gravemente indebolito. 

La Camera spende 4 milioni per "depolverare" i libri

16/07/2013
Non bastano i 1500 dipendenti della Camera per mettere a lucido la Biblioteca di Montecitorio la Camera spende un milione di euro all'anno.

Melius abundare quam deficere. La sentenza latina sarà sicuramente contenuta in uno dei numerosi libri impolverati e riposti negli scaffali della biblioteca di Montecitorio.
E, nonostante i deputati abbiano di meglio da fare che dedicarsi alla lettura, c'è chi ha comunque pensato alla custodia, distribuzione e "pulizia" del patrimonio librario della Camera.

Chi? La Camera stessa, presieduta da Laura Boldrini, che in data 23 maggio ha pubblicato e indetto un bando (scaduto il 9 luglio scorso) dal contenuto a tratti surreale.
Rientra nella categoria di "servizi ricreativi, culturali e sportivi", si intitola "servizio di gestione dei depositi librari" e riguarda "il complesso delle attività di gestione dei depositi della Biblioteca della Camera dei deputati, di circolazione e distribuzione delle pubblicazioni, di fotocopiatura, di depolveratura del materiale librario, nonché lo svolgimento di attività ausiliarie”. Non è un refuso, la depolveratura è proprio una delle mansioni previste. Chissà quanti acari infestano le copertine dei volumi e chissà quanto tempo è passato dall'ultima volta che qualche parlamentari si è sognato di sfogliarne qualcuno, di questi volumi. 
Ma al di là delle battute, come segnalato dal Portaborse.com, non bastano i 1551 dipendenti di Montecitorio, così come evidentemente serve ad altro lo specifico servizio Biblioteca già esistente a Montecitorio. Per armarsi di spazzola e pulire i voluminosi tomi ci vuole altro personale. Precisamente 26 unità "per una prestazione effettiva pari a un monte ore di complessive 37548 ore all'anno", si legge sul bando pubblicato sul sito della Camera. Il tutto per un valore complessivo di quattro milioni di euro in 4 anni. Un milione all'anno per lucidare il patrimonio della Biblioteca.

Caso Shalabayeva, si dimette Procaccini. Il legale: "Polizia sapeva chi è Alma"

16/07/2013
Il capo di Gabinetto del ministro dell'Interno Alfano, che riferirà al Senato nel pomeriggio e alla Camera in serata, ha lasciato l'incarico in relazione alla vicenda Ablyazov. Rischia il posto anche il capo della polizia pro tempore Marangoni. Venerdì mozione di sfiducia per Alfano. Maroni: "In casi del genere, ministro coinvolto". Epifani invita a fare chiarezza: "Dimissioni Alfano potrebbero aprire crisi di governo". Renzi: "Letta prenda posizione". E l'Ue chiede informazioni sul caso. Il premier: "Il governo andrà avanti".

ROMA - Giuseppe Procaccini, il capo gabinetto del ministro dell’Interno Angelino Alfano, si è dimesso. La decisione è arrivata ieri sera, dopo le polemiche che hanno investito il ruolo avuto da lui nella gestione del caso Shalabayeva. Procaccini, che avrebbe presentato una lettera al ministro in cui spiega i motivi per cui lascia l'incarico, è dunque il primo a fare un passo indietro in seguito alla vicenda, ma nonostante questo l'ex capo di gabinetto continua a difendere il vicepremier assicurando che il ministro "non sapeva" dell'accaduto. Angelino Alfano alle 18 riferirà sulla vicenda al Senato e alle 20 alla Camera.

Il ruolo di Procaccini. Il prefetto Procaccini, su indicazione di Alfano - secondo quanto è emerso finora - incontrò il 28 maggio scorso al Viminale l'ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere. Al centro della riunione Muktar Ablyazov, dissidente kazako oppositore del regime, già capo di un'importante banca kazaka, accusato di truffa e ricercato dal Kazakistan e anche da Mosca, come risulta dalla sua scheda inserita nel sito dell'Interpol. Muktar Ablyazov - dissero i diplomatici - era a Casal Palocco. Procaccini spiegò ai kazaki che la competenza era della polizia e li inviò al Dipartimento della pubblica sicurezza, da dove la segnalazione dei diplomatici fu girata alla Questura di Roma. Seguirono il blitz nella villa di Casal Palocco e la successiva espulsione, poi revocata, di Alma Shalabayeva.

Epifani: "Se vero, perché Alfano non sapeva?"
. Le dimissioni del capo gabinetto del Viminale Giuseppe Procaccini sono "un fatto non usuale", è stato il commento del lader del Pd, Guglielmo Epifani,ospite di Repubblica.it: "Non ricordo uno con un ruolo così importante dimissionario". Epifani, che ha insistito sulla necessità di fare chiarezza sulla vicenda, ha però sottolineato che bisogna anche capire i motivi per i quali Alfano sarebbe stato tenuto all'oscuro. Poi, però, ha detto che, nel caso risultasse che era al corrente, "va da sé che debba dimettersi".  Eventuali dimissioni di Alfano potrebbero causare una crisi di governo.

Il rapporto di Pansa. Era un passaggio atteso da giorni la consegna, da parte del capo della polizia Alessandro Pansa, di un rapporto sul caso Ablyazov: sull'espulsione in tutta fretta dall'Italia di moglie e figlia del dissidente kazako. La relazione è arrivata in mattinata al Viminale.  Il capo della polizia, Alessandro Pansa, poi verrà audito in commissione diritti umani in Senato, dopo l'informativa del governo. Lo ha annunciato il senatore del Pd, Luigi Manconi. Intanto la Farnesina "valuterà i termini delle iniziative da assumere presso le aurotità kazake", in particolare per capire "come l'ambasciatore abbia potuto accedere agli uffici del Viminale. Sicuramente non si è rivolto a noi", ha detto il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli in Commissione Esteri della Camera.

Renzi: "Ora Letta intervenga su Alfano". 
''Il presidente del Consiglio
Letta sentirà cosa dirà Alfano, valuterà e prenderà una posizione, dirà se le spiegazioni date lo hanno convinto. Sono sicuro che Letta dirà parole chiare'', ha detto Matteo Renzi, sindaco di Firenze. "Immagino andrà in aula egli stesso e dovrà prendere posizione sulla vicenda, dovrà dire se le considerazioni di Alfano lo avranno convinto o no. Io - ha aggiunto - non entro nel 'giochino', dico che sia Letta a giudicare se il suo ministro degli Interni e il suo ministro degli Esteri hanno agito correttamente''.

L'Ue chiede informazioni. L'Unione europea "ha chiesto informazioni alle autorità italiane su quanto avvenuto" nell'espulsione della moglie e della figlia del dissidente. Lo riferiscono fonti europee precisando come le informazioni chieste da Bruxelles servano a "verificare che siano state seguite le norme europee" in materia di asilo.

Cancellieri: "Convinta che il ministro non sapesse". Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri si dice "onestamente, convinta che Alfano non sapesse. Per una normale espulsione non si informa il ministro, altrimenti dovrebbero informarlo centinaia di volte". Ma aggiunge: "La mancanza è stata proprio quella, considerarla una normale espulsione".

Letta fiducioso sulla tenuta del governo: "Non ho alcun dubbio che il governo
andrà avanti e che supererà questi ostacoli" ha cmmentato il premier, Enrico Letta, rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se il governo potesse resistere a eventuali ripercussioni della vicenda Shalabayeva e a un'eventuale condanna di Silvio Berlusconi.

Franceschini: "Relazione letta in Aula da Alfano". ''Su questa vicenda nell'interesse di tutti serve la massima trasparenza per questo il governo ha chiesto che la relazione del capo della polizia fosse resa pubblica dal ministro dell'Interno", ha detto il ministro Dario Franceschini a margine della capigruppo del Senato, annunciando che il governo ha chiesto che la relazione del capo della polizia fosse resa pubblica dal ministro dell'interno direttamente in parlamento: "la relazione del Capo della polizia sarà resa pubblica" attraverso l'informativa che il ministro Alfano renderà al Senato alle 18.

Legale di Shalabayeva: "C'erano elementi per sapere".  "In questa vicenda c'è stata una violazione evidente dei diritti umani e non mi pare neppure del tutto esatto quel che si dice nel decreto di revoca dell'espulsione, cioè che non si sapessero certe cose: chi operava aveva gli elementi per sapere chi fosse Alma Shalabayeva". Lo dichiara l'avvocato Riccardo Olivo, legale della donna espulsa in Kazakistan, che oggi sarà in audizione dalla Commissione diritti umani del Senato. Il legale spiega inoltre che l'audizione, seguito di una precedente convocazione da parte della Commissione, è stata indetta "su richiesta di alcuni componenti della Commissione stessa e in particolare esponenti del Pdl, che nel precedente incontro non hanno potuto fare tutte le domande che ritenevano necessarie e hanno chiesto una nuova convocazione per approfondimenti e ulteriori quesiti".

Chi pagherà. A farne le spese potrebbero essere proprio i vertici del dipartimento di Pubblica sicurezza, del Viminale, forse anche della questura di Roma. La linea del vicepremier, che insiste nel negare ogni responsabilità, è di sacrificare un'intera linea di comando. Oltre a Procaccini, rischiano il segretario del dipartimento di sicurezza, Alessandro Valeri e il capo della polizia pro tempore, Alessandro Marangoni e il capo dell'ufficio immigrazione. Ieri Pansa ha convocato nel suo ufficio i protagonisti di questa storia. Il dossier servirà a chiarire i dettagli tecnici di una storia peraltro già ampiamente conosciuta. Ma i nodi politici restano tutti. E infatti alla politica, cioè al ministro, spetterà decidere chi "sacrificare" tra i dirigenti. 

La reazione dei dirigenti: "Ho fatto il mio lavoro, come ogni giorno. Da sette anni. Per onestà intelletuale ed educazione familiare sono abituato a dire sempre la verità e a non nascondermi dalle mie responsabilità". Sono le parole di Maurizio Improta, dirigente dell'ufficio immigrazione della Questura di Roma dopo l'informativa. Improta si dice sereno: "Rispetto i miei superiori da sempre e specialmente in questo momento. Ho sempre risposto alle norme dei codici e alle leggi -rivendica- non entro in altro tipo di valutazioni, che non mi competono".

La mozione di sfiducia. Il governo aveva previsto di riferire sulla spinosissima vicenda in commissione Esteri, sulla base della relazione di Pansa. Ma il piano viene vanificato dall'arrivo della mozione di sfiducia congiunta di M5s e Sel. Il dibattito sarà dunque sulle dimissioni di Alfano.
La mozione sarà discussa e votata dall'assemblea del Senato venerdì 19
luglio a partire dalle 8,30. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, secondo quanto riferito dalla capogruppo Sel, Lorendana De Petris al termine della riunione. La chiama per il voto iniziera' dalle 12,30. E per il ministro i rischi sono molti. Soprattutto se dovesse passare la richiesta di un voto segreto. Nel Pdl tutti, falchi e colombe, nelle ultime ore si sono ufficialmente schierati a tutela del segretario Pdl. Ma resa da capire cosa accadrà nelle urne. Visti soprattutto i tanti mal di pancia nell'area Pd. Soprattutto nell'area renziana. E i parlamentari socialisti, secondo indiscrezioni, sono orientati a votare la sfiducia ad Alfano sostenendo, quindi, la mozione Sel-M5s. "Sulla vicenda Ablyazov è giusto fare luce. Ma vanno ricordati due fatti fondamentali. Il primo è che sul 'dissidente' kazako pendono una serie di mandati di cattura emessi dall'Interpol. Il secondo è che la magistratura italiana con più atti ha avallato l'operato della nostra polizia. Niente speculazioni politiche, quindi. Chiarimenti sono necessari, ma gli attacchi al ministro Alfano sono assolutamente ingiustificati", è la posizione di Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato (Pdl). "Alfano resterà al suo posto? Penso proprio di sì. Anche perché normalmente le mozioni di sfiducia
individuali hanno un effetto perverso, rafforzano i governi, rafforzano i ministri contro cui sono rivolte e indeboliscono chi le fa, in questo caso Sel di Vendola e i grillini", ha detto Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, intervenendo a "Radio Anch'io", su Radio Uno.

Maroni: "Ministro coinvolto". 
 ''Non faccio valutazioni, dico solo da ex ministro dell'Interno che casi del genere erano gestiti dalla struttura con il coinvolgimento di tutti, anche ovviamente del ministro''. Il segretario della Lega, Roberto Maroni, ha risposto così a chi gli chiedeva se ritenga che il ministro Alfano debba dimettersi per la gestione del caso Ablyazov.

Le congratulazioni kazake. A rendere complessa la situazione di Alfano c'è un ulteriore dettaglio, emerso in queste ore. Il 31 maggio, il giorno dopo l'espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia, l'ambasciata kazaka mandò un fax all'ufficio immigrazione per congratularsi per il successo e la rapidità dell'espulsione. Possibile che anche questo documento sia rimasto sconosciuto al ministro e al suo gabinetto? Ricordiamo che fu proprio Alfano, il 28 maggio al Viminale, a chiedere al suo capo di gabinetto di ricevere l'ambasciatore kazako e il suo primo consigliere per ascoltare le loro richieste. Ma - dice il responsabile del Viminale - lui non seppe più nulla di quella pratica.

Osservatorio diritti dei minori: "Grave violazione".  L'osservatorio sui diritti dei minori interviene sul caso shalabayeva con una nota del vicepresidente, Antonino Napoli, nella quale si evidenzia come "lo Stato italiano abbia dimostrato che le leggi e le convenzioni sui minori sono solo carta scritta".

Fonte: http://www.repubblica.it/